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Il calcio è nel labirinto tv: ecco come ritrovarlo
20 Luglio, 2018

Sky, Premium, Perform e Dazn fra satellite, browser e partite sulle console dei videogiochi

Se il calcio spezzatino, bene o male, lo hanno digerito tutti, l'abbonamento spezzatino rischia di provocare notti insonni e mal di testa a buona parte dei fruitori di calcio, specialmente nelle fasce d'età meno tecnologiche.

La Serie A ha accolto Cristiano Ronaldo, ma vederlo in azione in tutte e 38 le partite del campionato rischia di trasformarsi in un'impresa per pochi eletti. Requisiti richiesti? Tempo, pazienza, soldi e quantomeno una vaga idea di cosa sia la tecnologia wifi. Per chi segue la A da quando vi militava il Lecco, quest'ultimo può rappresentare uno scoglio di non poco conto.

Ma andiamo con ordine. L'annata 2018-2019 è una vera e propria rivoluzione per il calcio italiano in tema di diritti televisivi, visto che per la prima volta la Lega Calcio li ha venduti per prodotto e non per piattaforma, assegnando sette partite della giornata di Serie A a Sky e tre (più tutte quelle della Serie B) a Perform. Una divisione quindi non più per squadra ma per orario di programmazione della partita nella singola giornata di calendario. La società Perform però trasmette sulla piattaforma online Dazn e per la visione si deve possedere una connessione internet. Web o stadio: per 114 partite della prossima Serie A, e tutte le 462 della B, non esiste alternativa.

Facile immaginare il disorientamento del tifoso medio di età non più giovane una volta entrato nel tunnel di smart-tv, Sky Q, dispositivi di streaming (Amazon Fire, Tv Stick, Android Tv, Apple Tv e via dicendo), smartphone, tablet, sistemi operativi per computer (Mac, Windows, Linux) e browser (Chrome, Firefox) abilitati, console (Xbox One, Playstation 4). L'accordo raggiunto tra Perform e Mediaset Premium per la ritrasmissione delle partite che Dazn propone in streaming sul web (in attesa degli sviluppi delle trattative in corso tra l'emittente inglese e Sky) non aiuta a risolvere il problema, visto che l'ambito di fruibilità del servizio rimane ancorato a quello dei device digitali (l'elenco presentato qualche riga sopra), o comunque a strumenti (tv, decoder) in grado di connettersi a internet.

Bisogna specializzarsi anche per vedere una partita di calcio. Forse non è proprio così, ma poco ci manca, soprattutto per una cospicua fetta di fruitori del prodotto calcio. Secondo un recente sondaggio Doxa/Findomestic il 79% della popolazione italiana si dichiara interessata al mondo del pallone. Se la fascia di età più appassionata risulta essere quella compresa tra i 35 e i 44 anni, esiste un buon 20% di over-55 che dichiara di seguire il calcio con interesse. Il sondaggio mostra anche come gli abbonamenti alle pay tv per il calcio rischiano di registrare un calo, visto che solo il 29% (contro il 37% dello scorso anno) del campione intervistato ha dichiarato la propria intenzione di sottoscrivere un abbonamento. Evidente il potenziale cortocircuito del sistema: in un paese già di per sé in difficoltà nel riempimento degli stadi, più si avanza con gli anni e maggiore è la tendenza a optare per il divano di casa anziché la visione live della partita. Ma è proprio questa fascia di utenza la più danneggiata dalla frammentazione dell'offerta. Perché è vero che le generazioni cresciute con la sintesi di una partita di A alle 19 della domenica sera sono abituate a non poter vedere tutto (come del resto accade nel resto d'Europa, Inghilterra in primis), però al meglio ci si abitua in fretta, e tornare indietro è sempre un po' più difficile.